8 Maggio 2008 - 7:35Privatizzazione e merito
Il nuovo ministro dell’Università è Mariastella Gelmini, avvocato di 35 anni. La sua biografia è tutt’altro che eccellente, ma su questo si può chiudere un occhio, soprattutto dopo aver sopportato il ministero Mussi per due anni e visto il curriculum degli altri componenti del governo Berlusconi. Almeno la Gelmini è incensurata, non è mai stata indagata per mafia o corruzione, che si sappia non porta croci celtiche al collo e non bestemmia in pubblico. E’ già qualcosa, di questi tempi.
Il nuovo ministro si è distinto nella scorsa legislatura per la presentazione di un disegno di legge nel quale si delegava il governo ad attuare decreti per la valorizzazione del merito nel mondo dell’università.
Buona parte del testo è dedicata alla scuola (e ti pareva). Riporto qui i passaggi riguardanti università e ricerca:
e. valorizzazione del merito del corpo docente e dei ricercatori nel sistema dell’istruzione universitaria e degli istituti di ricerca, mediante l’adozione delle seguenti misure:
1) progressiva abolizione degli incarichi a tempo indeterminato dei docenti;
2) revisione dei meccanismi di reclutamento, mediante l’istituzione progressiva della chiamata nominale da parte delle Facoltà e di correlativi contratti integrativi di tipo privatistico;
3) introduzione di sistemi di verifica triennali dei risultati della ricerca, ai fini del mantenimento dell’incarico e delle progressioni di carriera;
f. valorizzazione del merito delle Università e degli Istituti di ricerca, mediante l’adozione delle seguenti misure:
1) distribuzione dei finanziamenti alle Università in misura direttamente proporzionale ai risultati formativi qualitativi certificati da organismi terzi;
2) privatizzazione di tutti gli istituti pubblici di ricerca, chiusura degli enti pubblici che risultano inadeguati rispetto agli standard internazionali e distribuzione delle risorse in base ai risultati certificati;
3) detraibilità delle donazioni da parte di persone fisiche o imprese alle Università e agli Istituti di Ricerca.
(link al testo completo del disegno di legge)
Qualche considerazione estemporanea a mo’ di flusso di pensieri: tutte le proposte riguardanti la promozione del merito sono apprezzabili e vanno condivise. Purtroppo il testo è fumoso, si limita a enunciare principi generici senza fornire indicazioni su come metterli in pratica. Il livello di concretezza è del tutto paragonabile a quello dei proclami del ministero Mussi. Tuttavia su quest’ultimo pesa l’aggravante di essere stato effettivamente in carica: aveva tutto il potere necessario per promuovere le riforme, ma non l’ha fatto, combinando invece un pasticcio memorabile per il quale non è ancora sopita l’indignazione dei ricercatori (soprattutto dei precari). Non mi scandalizza nemmeno l’istituto della chiamata nominale, praticata già negli atenei di tutto il mondo, che permetterebbe di superare il sistema farsesco dei concorsi pubblici pilotati in ogni minimo dettaglio. L’abolizione degli incarichi a tempo indeterminato è suggestiva, perché consentirebbe una valutazione continua della produttività scientifica dei docenti che, allo stato attuale, porterebbe a defenestrare il 90% dei professori ordinari, autentici parassiti della società italiana. Tuttavia è difficile da attuare - i prof sono una lobby trasversale e potentissima - e molto rischiosa nel principio, perché mette in dubbio l’autonomia e l’indipendenza della ricerca scientifica. La verifica triennale dei risultati è un miraggio che non può che trovarmi d’accordo. Idem per la distribuzione dei finanziamenti in funzione dei risultati raggiunti (in parte però è già così), anche se la certificazione da parte di un organismo terzo rispetto all’università è di difficile (direi impossibile) attuazione. Non c’è alcun cenno al problema delle retribuzioni (ricercatori e professori universitari italiani sono i peggio pagati d’occidente), che pure costituiscono l’incentivo fondamentale per un miglioramento della produttività scientifica e didattica. Nel complesso, potrebbe sembrare un testo di carattere prevalentemente tecnico, se non fosse che, al punto f2, si avanza una proposta di chiarissima matrice politica, che nulla ha a che fare con la promozione del merito: la privatizzazione di tutti gli istituti pubblici di ricerca. Si tratta di una dichiarazione di intenti molto forte che la dice lunga sulla reale considerazione che la destra ha della ricerca pubblica, che pure dovrebbe essere il motore dello sviluppo del paese. Insomma, la preoccupazione è forte, ma la tenue speranza di avere qualche microscopica soddisfazione esiste.
No Comments | Tags: Politica, Ricerca, Università


